Il potere della gentilezza

La gentilezza crea dipendenza a lungo andare e genera luce e calore.

Ogni volta che qualcuno ci fa una gentilezza lo notiamo o addirittura si imprime nella memoria. Viene archiviato quasi come una “interruzione” nel flusso abituale delle cose.

È perché siamo più abituati alla lotta, allo scontro, al commento sopra le righe. Sembra che ci si debba difendere ad oltranza e che il giudizio o lo sgarbo chiariscano la posizione di forza che vogliamo esprimere. Tutto questo per paura.

E invece la gentilezza ci spiazza, come se non fossimo pronti, non siamo stati avvisati. È un gesto gratuito perché se gentile risuona come qualcosa di più di un gesto. Addirittura c’è chi teme un secondo fine. Invece la gentilezza è lì a brillare di luce propria, ferma e potente.

Le direzioni della gentilezza sono due: verso noi stessi o verso gli altri. È in tutti i casi un alieno in questa nostra società. Viene considerata territorio degli ingenui, i pavidi o addirittura dei ruffiani. Se proviamo per un giorno, una settimana o un mese ad essere gentili in tutte le direzioni, scopriremo di saper avere una visione positiva a 360 gradi.

Essere gentili verso gli altri  significa accogliere, rimanere aperti, e vulnerabili all’effetto che ha, perché a volte spiazza al punto da essere respinta.

Chi è gentile ha imparato innanzitutto a esserlo con se stesso, diversamente non saprebbe destinarla agli altri e si tratterebbe solo di buona educazione. Essere gentili con se stessi va a braccetto con la scelta di vedere ciò che si è nel profondo, senza vie di mezzo,  accogliendo e, se necessario, perdonando. Così si acquista solidità e chiarezza nel cuore.

Essere gentili significa procedere lentamente, con rispetto e sensibilità. Anche quando si affrontano emozioni difficili, procedere con gentilezza è necessario, pur rimanendo fermi nell’intenzione di affrontare quello che si muove in noi, per trasformarlo.

La gentilezza è compassione e in quanto tale è apertura, ovvero disponibilità vera a comprendere la verità di ciò che siamo.

Quando ci troviamo in un brutto momento, anziché adottare  maschere di superiorità, di distanza o durezza, addentriamoci a sentire ciò che si muove in pancia, con gentilezza. Solo così potremo lasciarci attraversare dal turbine di emozioni che si stanno muovendo, lasciando che si manifestino in pienezza, fino a placarsi.

È stata chiamata mindfulness quella capacità di “stare” con gentilezza a contatto con il sentire, pienamente.

E in verità si tratta di equanimità: ovvero la capacità di essere presenti, senza reagire, a ciò che si dibatte nel profondo. Con la gentilezza nella pratica quotidiana, si può acquisire maggior positività nella visione della vita, benessere nelle relazioni interpersonali e una connessione profonda nella pace.

La gentilezza è il ponte tra noi e il mondo esterno e regala il senso di appartenenza a questo mondo in tutte le forme dei suoi esseri viventi, rilasciando gioia e amore incondizionato.